La Cina ha vietato il consumo di animali selvatici dopo l’epidemia di coronavirus. Ma porre fine al commercio non sarà facile

Un severo divieto sul consumo e allevamento di animali selvatici è stato introdotto in tutta la Cina in seguito alla diffusione dell’epidemia di coronavirus, che si ritiene abbia avuto inizio in un mercato alimentare di carne e pesce a Wuhan.

By Viethavvh, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=3085101
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Anche se non si sa quale animale sia stato all’ origine della trasmissione del virus all’uomo, la Cina ha riconosciuto la necessità di tenere sotto controllo la sua lucrativa industria di animali selvatici se vuole prevenire un’altra epidemia.

A fine febbraio, è stata vietata temporaneamente l’allevamento e il consumo di “fauna selvatica terrestre di importante valore ecologico, scientifico e sociale”, e la legge dovrebbe entrare in vigore a fine anno, ma porre fine al commercio sarà difficile. Le radici culturali legate all’uso degli animali selvatici sono profonde, non solo per il cibo, ma anche per la medicina tradizionale, l’abbigliamento, gli ornamenti e persino come animali domestici, per non parlare di superstizioni legate a performance sessuali, come l’uso di peni di tigre e pinne di pescecane per potenziare il sesso maschile.

Gli specialisti in materia di salute pubblica affermano che il divieto è un primo passo importante, ma chiedono a Pechino di cogliere questa opportunità cruciale per colmare le lacune – come l’uso di animali selvatici nella medicina tradizionale cinese – e iniziare a cambiare gli atteggiamenti culturali in Cina intorno al consumo di fauna selvatica.

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Redazione

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